Chi vende qualcosa su eBay, Amazon o Vinted, in primavera si pone spesso la stessa domanda scomoda: «Ora ricevo una lettera dal fisco?» Da quando le piattaforme trasmettono i dati di vendita, circolano molte mezze verità. Questo articolo spiega cosa viene realmente comunicato, quando vi riguarda – e perché una comunicazione è ben lontana dal significare un accertamento fiscale.
Nota: questo articolo offre una panoramica generale e non sostituisce una consulenza fiscale individuale.
Che cos'è davvero il DAC7
Il DAC7 è una normativa UE che la Germania ha recepito tramite la legge sulla trasparenza fiscale delle piattaforme (Plattformen-Steuertransparenzgesetz, PStTG). Essa obbliga i marketplace digitali – eBay, Amazon, Etsy, Kleinanzeigen, Vinted e simili – a trasmettere una volta all'anno i dati di vendita dei propri venditori all'Ufficio federale centrale delle imposte. Da lì i dati arrivano al vostro ufficio fiscale competente.
Non è del tutto nuovo: la prima comunicazione è avvenuta già all'inizio del 2024 per l'anno 2023, e le vendite del 2025 sono state trasmesse a gennaio 2026. Da sapere: dalla piattaforma ricevete una copia dei dati trasmessi – potete quindi verificare cosa arriva al fisco.
Le due soglie – da quando venite comunicati
Viene comunicato chi, in un anno solare e su una singola piattaforma, raggiunge uno dei due limiti seguenti:
- più di 30 vendite, oppure
- più di 2.000 euro di ricavi da vendita.
Entrambi valgono per venditore e per piattaforma. Chi resta al di sotto di entrambi (meno di 30 vendite e meno di 2.000 euro) non compare affatto nella comunicazione – è la cosiddetta soglia di bagatella. Decisivo è l'«oppure»: chi durante le pulizie di primavera vende 35 capi d'abbigliamento usati per 400 euro complessivi supera il limite già solo per il numero e viene comunicato, pur avendo movimentato pochissimo denaro.
Il punto chiave: essere comunicati non significa essere tassati
Qui sta il più grande malinteso. Il fatto che i vostri dati vengano comunicati non significa automaticamente che dobbiate pagare qualcosa. In un primo momento significa solo che il fisco conosce i numeri.
Ciò che conta è cosa avete venduto:
- I beni di uso privato – il vecchio armadio, i vestiti di cui ci si libera, il telefono che non usate più – di regola sono esenti dall'imposta sul reddito quando vengono venduti. Anche se, in via eccezionale, ne ricavate più di quanto avevate pagato, di solito resta esente, perché si tratta di oggetti di uso quotidiano.
- È diverso se acquistate deliberatamente cose per rivenderle con profitto, o offrite regolarmente merce nuova dello stesso tipo. In tal caso può nascerne un'attività imponibile – e spesso al contempo commerciale.
Un ruolo particolare lo giocano i beni di valore rivenduti con profitto in breve tempo; questa però è un'eccezione e non riguarda il classico svuotamento della cantina.
Tre esempi – vi riconoscete?
Anna svuota l'armadio. Nel corso dell'anno Anna vende circa 60 capi d'abbigliamento usati, libri e vecchi giocattoli della sua famiglia – in tutto circa 700 euro. Viene comunicata? Sì, perché supera le 30 vendite. Deve pagare le tasse? No. Sono oggetti d'uso quotidiano usati la cui vendita è di regola esente dall'imposta sul reddito – a prescindere dal numero.
Bernd liquida la collezione di trenini. Bernd vende il trenino ereditato dal padre in cinque grandi lotti per un totale di 3.200 euro. Viene comunicato? Sì – non per il numero, ma perché supera i 2.000 euro. Deve pagare le tasse? Di regola no: sta liquidando una collezione privata e non agisce in modo commerciale. Sarebbe diverso solo se acquistasse pezzi apposta per rivenderli con profitto in breve tempo.
Carla compra per vendere. Carla acquista a poco prezzo sneaker ed elettronica e le rivende con un ricarico – 130 vendite, 6.500 euro all'anno. Viene comunicata? Sì, doppiamente (numero e fatturato). Deve pagare le tasse? Sì – qui nasce un vero commercio con intento di lucro, e ciò è imponibile. Per Carla si pone inoltre la domanda se stia già agendo in modo commerciale – lo trattiamo nel nostro articolo su quando la vendita diventa attività commerciale.
In breve: una comunicazione significa solo che il fisco ha i numeri in archivio. Se ne derivino imposte dipende dal fatto che stiate facendo ordine in casa – o commercio.
Cosa conviene fare ora
Il miglior primo passo è uno sguardo onesto su sé stessi – senza panico. Se vendete oggetti privati come Anna o Bernd, non dovete fare altro che conservare la copia della comunicazione. Se vi riconoscete piuttosto in Carla, conviene chiarire per tempo i passi successivi: dalla registrazione dell'attività alla domanda regime delle piccole imprese – sì o no?.
Mantenere il quadro – anche con molti ordini
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